Lo scalino del falsetto e l'eredità dei DJ
Il falsetto usato come strumento diagnostico per scovare la voce ingolata. Un esercizio necessario per chi, come me, deve scrollarsi di dosso l'eredità tecnica dei DJ e sopravvivere a ore di e-learning senza distruggersi le corde vocali.
È un pomeriggio di fine maggio del 2026 e dentro la mia piccola cabina di registrazione la temperatura sale rapidamente. Mi sto preparando per affrontare la lettura di un modulo e-learning. Prima ancora di accendere il microfono per il REC, devo gestire una serie di scocciature ambientali e fisiche. Ho acceso la ventola per il ricambio dell'aria e l'umidificatore, strumento fondamentale per combattere la secchezza dell'ambiente e tenere di buon umore le corde vocali. La mia voce è ancora fredda e appesantita: un po' per la congestione primaverile, un po' per i residui di una sessione serale lavorata il giorno prima fino a tardi per una consegna urgente, con la classica aggravante del reflusso post-cena.
Per sbloccare i risuonatori e pulire il suono dalla nasalità, inizio una lunga serie di vocalizzi, trilli labbiali e suoni nasali chiusi. Il mio obiettivo è fluidificare il passaggio dal registro di petto a quello di falsetto, prestando un'attenzione chirurgica a eventuali cedimenti o scatti meccanici.
Il falsetto non mi serve per leggere, ma funziona come uno strumento diagnostico implacabile: se durante la salita verso le note acute avverto uno "scalino", significa che la laringe è troppo rigida e la voce è pericolosamente in gola. Questo difetto posturale è legato a doppio filo alle brutte abitudini che ho preso da giovane facendo il DJ. Quell'impostazione spinta in avanti, stentorea e muscolare, oggi è solo una tossina professionale da espellere. Il conto da pagare è semplice: se mantengo quell'impostazione rigida in cabina, finisco la voce nel giro di un'ora.
Per correggere la mira ricorro mentalmente a concetti presi in prestito dalla lirica, ripensando alle masterclass di Luciano Pavarotti sulla morbidezza e sull'appoggio. L'obiettivo non è fare il tenore, ma rubare alla lirica la meccanica della sicurezza: spostare la voce un po' più indietro per ottenere una narrazione parlata più leggera, a volte sussurrata, ma soprattutto gestibile sul lungo periodo. Meno gola, più resistenza.
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Guarda il video per contestualizzare il momento: Preparazione al progetto - riscalda la voce e alleggeriscila

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