Lato Cardioide · Giornale di bordo di Paolo BalestriAggiornato il 22 settembre 2026
Lato CardioideSenza copione — dal lato cardioide

Lo scalino del falsetto e l'eredità dei DJ

27 maggio 2026

Il falsetto usato come strumento diagnostico per scovare la voce ingolata. Un esercizio necessario per chi, come me, deve scrollarsi di dosso l'eredità tecnica dei DJ e sopravvivere a ore di e-learning senza distruggersi le corde vocali.

È un pomeriggio di fine maggio del 2026 e dentro la mia piccola cabina di registrazione la temperatura sale rapidamente. Mi sto preparando per affrontare la lettura di un modulo e-learning. Prima ancora di accendere il microfono per il REC, devo gestire una serie di scocciature ambientali e fisiche. Ho acceso la ventola per il ricambio dell'aria e l'umidificatore, strumento fondamentale per combattere la secchezza dell'ambiente e tenere di buon umore le corde vocali. La mia voce è ancora fredda e appesantita: un po' per la congestione primaverile, un po' per i residui di una sessione serale lavorata il giorno prima fino a tardi per una consegna urgente, con la classica aggravante del reflusso post-cena.

Per sbloccare i risuonatori e pulire il suono dalla nasalità, inizio una lunga serie di vocalizzi, trilli labbiali e suoni nasali chiusi. Il mio obiettivo è fluidificare il passaggio dal registro di petto a quello di falsetto, prestando un'attenzione chirurgica a eventuali cedimenti o scatti meccanici.

Il falsetto non mi serve per leggere, ma funziona come uno strumento diagnostico implacabile: se durante la salita verso le note acute avverto uno "scalino", significa che la laringe è troppo rigida e la voce è pericolosamente in gola. Questo difetto posturale è legato a doppio filo alle brutte abitudini che ho preso da giovane facendo il DJ. Quell'impostazione spinta in avanti, stentorea e muscolare, oggi è solo una tossina professionale da espellere. Il conto da pagare è semplice: se mantengo quell'impostazione rigida in cabina, finisco la voce nel giro di un'ora.

Per correggere la mira ricorro mentalmente a concetti presi in prestito dalla lirica, ripensando alle masterclass di Luciano Pavarotti sulla morbidezza e sull'appoggio. L'obiettivo non è fare il tenore, ma rubare alla lirica la meccanica della sicurezza: spostare la voce un po' più indietro per ottenere una narrazione parlata più leggera, a volte sussurrata, ma soprattutto gestibile sul lungo periodo. Meno gola, più resistenza.

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Guarda il video per contestualizzare il momento: Preparazione al progetto - riscalda la voce e alleggeriscila

Preparazione al progetto - riscalda la voce e alleggeriscila - passaggio al falsetto senza intoppo
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