RØDE story - i miei microfoni RØDE e la storia non ufficiale dell'azienda

Questa è una storia di tedeschi, inglesi, svedesi e australiani. Ed è una storia che vede coinvolti anche i cinesi e i russi, in un momento in cui finisce una guerra ma ne inizia un'altra. A un certo punto i topi scappano sulle tubature, nascono i roditori, ed eccoci qui a parlare di microfoni. Con un po' di sano pragmatismo australiano e qualche sassolino da toglierci dalle scarpe sui 32 bit.
Quando ho iniziato la mia avventura nell'audio con il mio piccolo studio, ho avuto proprio uno dei primi RØDE, l'NT2 del 1995 (sul quale ho fatto negli anni diversi test a confronto con l'U87Ai). Ma la RØDE già da un po' stava fabbricando, o meglio modificando, microfoni cinesi per migliorarli e per poi distribuirli con il proprio marchio.
Eppure, per capire davvero da dove arrivi la tecnologia che oggi abbiamo sulle nostre scrivanie, dobbiamo fare un bel salto indietro nel tempo. Si va dritti a casa, senza più pensare che la guerra è bella anche se fa male. Si torna a cantare, a farci fare l'amore dalle infermiere. Inglesi, americane, russe... non ha importanza, tutte uguali, belle sode. Tornare a fare l'amore era la cosa più importante dopo una guerra così difficile, che aveva visto il mondo dividersi in due parti. Da una parte i comunisti, dall'altra i capitalisti.
Hanno diviso a metà l'Europa, ma la Germania ha subito una sorte anche peggiore: non era divisa a metà, era divisa in quattro. Un pezzo lo volevano i francesi (perché i francesi hanno combattuto e non gli vuoi dare nulla?), quindi la parte Nord era loro. In mezzo c'erano gli inglesi, perché la famiglia reale britannica ha origini teutoniche e ne voleva un pezzo. L'altra se la sono presa gli americani, e i russi hanno preso tutto il resto.
Georg Neumann, con la Germania divisa, ha avuto un grosso problema. Prima della fine della guerra, la sua fabbrica a Berlino era stata bombardata, costringendolo a spostarsi a Gefell e continuare a lavorare lì. Ma quando dividono Berlino – non ancora con il muro, quello è arrivato dopo per arginare la gente felice a Est che migrava in massa a Ovest – Neumann aveva già capito l'antifona. Era tornato a Ovest e aveva rimesso in piedi la sua fabbrica. Un pezzo di quella tecnologia, però, era rimasta a Gefell, finendo dritta nelle mani del Partito Comunista.
Ed è qui che entrano in gioco i cinesi. Mao Tse-tung aveva bisogno di comunicare al popolo, di spiegare che ci si doveva fare il culo e lasciare tutto al partito. La tecnologia audio serviva come il pane, e guarda caso quella tecnologia si trovava già a Est. Non si sa bene come sia andata. Forse qualche tecnico è partito per la Cina portando in dono una birra, e fra un calice e l'altro gli è scappata qualche parola di troppo. Fatto sta che in Cina hanno cominciato a parlare tedesco. E quando in Cina si parla tedesco, ti chiedi perché. I cinesi hanno imparato a fare le schede di preamplificazione, le capsule microfoniche e tutte quelle cose che i tedeschi sapevano già fare molto bene.
Qualche anno dopo, alle fiere dell'elettronica, qualcuno cominciò a vedere dei microfoni cinesi che però erano palesemente tedeschi. Lo capivi subito. Il microfono aveva i sandali con il calzino bianco, i pantaloni corti, un po' di panza ed era pure biondo. La 797 Audio pare sia nata proprio negli anni '50 per fornire queste apparecchiature al partito e all'esercito, in un'era di tensioni fortissime, la Guerra Fredda. Era essenziale comunicare chiaramente via radio: immagina un attacco bellico dove chi ascolta capisce "cassa 4" invece di "bomba". È già troppo tardi.
Da Londra alla Svezia, fino in Australia
Spostiamoci a Londra, fine anni '50. In Europa c'è il caos più totale, e una coppia (Henry e Astrid) decide di spostarsi dalla fredda Londra alla calda Svezia. Chi non vorrebbe andare a prendere un po' di sole in Svezia? Lì mettono su famiglia e nasce Peter. Con una bocca in più da sfamare, papà Henry si trova un lavoro come tecnico in una fabbrichetta di sistemi di comunicazione, tra cui citofoni.
Il citofono è cruciale in questa storia. I tecnici tentavano di realizzare un citofono a transistor – oggi fa ridere, ma all'epoca era fantascienza – senza riuscirci. Henry, che faceva l'operaio nella linea di montaggio, se ne portò uno a casa, lo smontò, lo fece funzionare e lo riportò in azienda. I capi, svedesissimi, dissero gas (sì, quanto è bravo questo ragazzo), e lo fecero ingegnere capo. Il suo prodotto fu il più venduto dell'azienda per 15 anni. C'era un solo problema: per mantenere la qualifica doveva studiare matematica, e lui con la matematica non andava d'accordo. La stessa cosa che dicevo io alla mia professoressa: "Io la sua matematica non la capisco, per il resto sono un genio".
Henry era però bravissimo a fare i mix per le band svedesi, usando attrezzatura Dynacord. La Dynacord capì il talento e gli buttò lì un'idea: "Perché non distribuisci i nostri prodotti dall'altra parte del mondo?".
Ed eccoci in Australia, a Sydney. Qui fondano la Freedman Electronics (oggi Freedman Group). Si occupavano di sistemi di amplificazione per palazzetti e discoteche, e Henry era un fonico talmente apprezzato che nel 1968 curò l'audio per la tournée di Tom Jones. Il successo va avanti fino al 1987, quando Henry viene stroncato da un infarto mentre falcia il prato. Ciao.
A questo punto tocca a Peter Freedman prendere in mano la situazione. Non aveva finito gli studi, e da un giorno all'altro si ritrova imprenditore senza sapere di avere la stoffa. L'inizio è un disastro, l'uomo pilastro dell'azienda non c'è più, e il mercato sta cambiando. Nascono gli home studio, esce l'Alesis ADAT, i budget si riducono. I fonici indipendenti non possono spendere 5.000 dollari per un microfono, ma hanno orecchie buone e sanno valutare la qualità. Serve roba buona a poco prezzo.
I roditori, i cloni cinesi e la lettera a Peter
Peter si ricorda di un viaggio in Cina fatto col padre dieci anni prima. Lì aveva visto quei cloni dal sapore teutonico, figli della tecnologia di Gefell. Ne ordina una ventina, li modifica nel suo laboratorio e li butta sul mercato. E vanno via come topi sulle tubature. Immagina di aprire il sottolavandino e vedere la coda dei topi che spariscono. È un modo di dire australiano; noi diremmo che andavano via come il pane.
Quei microfoni vennero battezzati, tra amici, "roditori". Da lì il nome RØDE (Rodent -> Rode NT). L'NT1, il "Roditore 1", aveva però un difetto: somigliava sputato all'U87 tedesco. E la Neumann, ormai della Sennheiser, si infastidì parecchio. "Tise, i tuoi microfoni somigliano tante troppo ai i miei, no?". Peter si difese dicendo che li aveva comprati così in Cina, ma la minaccia del tribunale era reale.
Bisognava cambiare tutto, anche per avere il controllo totale sulla produzione, visto che l'elettronica la facevano in casa ma le capsule arrivavano dalla Cina. Io stesso ho avuto problemi con la capsula del mio vecchio NT2 del 1995. Ho scritto a Peter e gli ho detto: "Peter, non trovo la capsula". E lui: "Non ci posso fare niente, non la faccio più. Prova a cercare una RK67 in Cina". Sono andato in Cina – metaforicamente, s'intende – alla 797 Audio, ho comprato una RK67, gliel'ho montata (raccontando l'operazione nel post sull'NT2 modificato RK47) e suona di nuovo come una volta. Una bella esperienza.
Sulla storia dell'NT2 originale c'è anche una discussione storica su Gearspace dell'agosto 2010. Michael Joly (noto per le sue modifiche ai microfoni Oktava e a condensatore) faceva notare come le dimensioni e la forma dell'headbasket dell'NT2 fossero un punto vincente rispetto a molti microfoni economici dell'epoca, anche se le capsule originali cinesi tendevano ad avere una certa eccessiva ariosità in alto. In quella stessa discussione si ricostruiva come l'NT2 originale fosse realizzato per RØDE dalla 797 Audio in Cina, con il circuito poi sostituito da quello progettato dall'ingegnere americano Jim Williams. Quando RØDE decise di spostare l'intera manifattura in Australia abbandonando i componenti cinesi di 797 Audio, fu Behringer a farsi avanti per produrre il suo primo B2 originale usando quegli stessi identici stampi e componenti cinesi.
Nel frattempo la mia collezione di RØDE cresceva: dopo l'NT2 è arrivato l'NT1 prima serie verniciato chiaro del 1997, poi nel 2001 l'NT1000 (che ancora oggi è a catalogo praticamente immutato), l'NTK a valvola comprato usato a cui ho sistemato valvola e capsula, i cannoncini per strumenti, l'NT-USB, diversi NT1-A e poi l'NT nero uscito nel 2013, fino al recente NT1 5th Generation a 32 bit floating point.
Dentro la fabbrica: SMT, laser ad argon e macchine svizzere
Se andiamo a fare un giro nella fabbrica RØDE a Sydney, capiamo perché riescono a tenere i prezzi così competitivi con una qualità eccellente. Peter è un uomo sanguigno, molto orgoglioso dei suoi macchinari.
Ti fa vedere la linea SMT (Surface Mount Technology), dove macchine pazzesche stampano la pasta salda e piazzano microcomponenti a velocità folli, sfornando centinaia di migliaia di schede perfette senza l'ombra di un operaio al banco. "La gente dice che l'SMT è cattivo e che il foro passante è meglio. È una bugia", dice Peter. O meglio, c'è un fondo di verità per roba esoterica o valvolare, ma per condensatori sul percorso audio critico, le parti a montaggio superficiale suonano meglio e tolgono i problemi causati dai cavi fisici. Quando la concorrenza chiede come fa a competere con la manodopera a basso costo, lui risponde semplicemente: "Non ho molti operai, ho l'alta tecnologia". E per quelle attrezzature parliamo di investimenti ben superiori al milione di dollari.
Ma non è solo SMT. Peter ci mostra saldatori laser ad Argon da 200.000 dollari. Li usa per saldare i microscopici tubicini in acciaio inossidabile dei microfoni ad archetto (come l'HS1 e il Pin Mic). Nessuna corrosione sul giunto. I cavi in Kevlar? Impossibili da tagliare (la moglie di Peter voleva che si impiccasse con quel cavo una volta finito il progetto). Ci ha messo mesi per trovare una micro-macchina giapponese che riesca a tagliarli con la precisione di un capello umano.
E poi c'è la stanza di avvolgimento dei trasformatori. Tre anni di lavoro e mezzo milione di dollari in macchine svizzere per avvolgere i trasformatori dei microfoni valvolari come il nuovo RØDE 1947, ma anche per NTK e NT1000. Nessun altro fa queste cose in casa su questi volumi. Infine, la "Clean Room", la camera bianca con filtri HEPA a pressione positiva dove assemblano le capsule per i microfoni di fascia alta (NT1, NT1000, NTK, NT5). Non è gente seduta al tavolo della cucina che lima pezzi di ottone su un cartone, è ingegneria di precisione allo stato puro. E ogni microfono ha un numero di serie inciso a laser e registrato per tracciarlo per sempre.
I 32-bit float e la fiera dell'inutile
L'evoluzione più recente è l'NT1 Quinta Generazione, che incorpora un preamplificatore e un'interfaccia USB a 32-bit floating point, oltre alla connessione XLR classica. Me lo sono comprato. Mi sono venduto il rasoio e l'ho preso. Chiedimi se sono felice. Sì, è fantastico, ma ci sono delle cose che mi fanno davvero bestemmiare.
Il problema enorme di questo microfono in modalità USB è che non puoi monitorarti in cuffia direttamente dal microfono. Non ha un'uscita cuffie come i vecchi modelli USB (tipo l'NT-USB, che aveva l'uscita cuffie e i due pomelli per gestire quanto computer e quanto microfono sentire in real time). Con il Quinta Generazione, devi farti ritornare l'audio dal computer. Anche se abbassi il buffer della tua scheda audio a 64 sample, hai sempre un delay. Quando parli e ti senti in ritardo, non riesci a parlare. È difficilissimo. Quindi in live sei fritto, non hai monitoring a latenza zero.
E poi c'è il software Aphex. RØDE si è comprata l'Apex anni fa e infila i loro algoritmi ovunque. Dentro al software del microfono trovi un compressore, un noise gate (non un expander, proprio un gate) e un exciter. Peccato che se lavori a 32 bit questi processi non siano disponibili; funzionano solo a 24 bit. Ma il vero crimine è l'interfaccia utente: hai un compressore che può arrivare a un rapporto di 4.5:1, con un release di 5 ms e un attacco lento per non essere troppo aggressivo. Perfetto. Ma non c'è un indicatore di Gain Reduction! Non sai a quanti decibel sta iniziando ad abbassare, non vedi la riduzione del guadagno. Non lo puoi sapere. Non te ne fai assolutamente un cacchio: devi andare a occhio e fare prove su prove. Ma come fai a fare prove a orecchio se hai il delay del ritorno in cuffia? Devi avere un fonico accanto. È una funzione inserita per il marketing, del tutto inutile nella pratica.
La verità? L'hanno fatto USB perché il mercato vuole i microfoni USB e colorati (la Signature Series è la stessa cosa, con i corpi colorati ma i cappucci argento/oro invece che neri, e con 142 dB di SPL). Ma se devi fare un lavoro serio, spendi quei 60 euro in più per il Quinta Generazione, ignorane l'USB e attaccalo in XLR alla tua scheda audio di fiducia. Ti arriva con un sistema antipop pesantissimo che pesa un chilo (il che è un bene, perché assorbe la vibrazione delle plosive e non la fa arrivare al microfono, al contrario di quelli inglesi leggerini che costano una fortuna). Il suono in XLR è praticamente identico al modello nero del 2013, forse ha mezzo dB in meno di rumore di fondo (4 dBA, un microfono impressionantemente silenzioso), ma la pasta sonora è la stessa. E se lo metti a confronto con concorrenti diretti di fascia simile come il Lewitt LCT 440 Pure, vedi subito come le scelte timbriche e costruttive facciano la differenza.
L'impero Freedman: acquisizioni e pandemie
Quello che Peter Freedman sta costruendo in Australia non è una semplice fabbrica di microfoni, è un impero. Il Freedman Group sta assorbendo tutti. La logica è semplice: "Hai un concorrente che ti vuole fare le scarpe? E tu gli compri l'azienda". Ed è esattamente quello che ha fatto. Ha comprato Apex, ha comprato Soundfield (i maestri dell'audio 3D e ambisonico), e poi la Event Electronics (che faceva monitor molto interessanti e di cui ci chiediamo ancora oggi che fine farà). E a dicembre 2023, la botta finale: ha deciso di comprarsi la Mackie. Un marchio leggendario per l'amplificazione e il mixaggio entra nella famiglia RØDE. Forse uniranno la divisione amplificazione di Mackie con la Event per dominare anche quel settore dove la RØDE era leggermente scoperta. Nel frattempo, Mackie si è presentata al CES con aggiornamenti importanti, che in parte si accavallano ai prodotti RØDE.
E Peter non è solo un capitalista affamato; ha un fiuto mostruoso. Ve lo ricordate il periodo pandemico, con le navi ferme in porto perché i marinai avevano il raffreddore, e la roba che non arrivava? I produttori non riuscivano a far uscire i prodotti perché mancava la materia prima. Bene, Peter aveva comprato 16.000 metri quadrati di magazzini vicino alla fabbrica e li aveva stipati di materie prime poco prima che accadesse tutto questo. Come se avesse annusato l'aria.
Aggiungeteci le eccentricità da miliardario appassionato. Pare che abbia comprato la chitarra acustica di Kurt Cobain dei Nirvana all'asta per una cifra tra i 6 e i 9 milioni di dollari. E poi la manda in tour mondiale per devolvere il ricavato ai creator australiani che lo hanno sostenuto durante la pandemia.
Recentemente mi è capitato un cliente che mi ha chiesto che microfono usassi. Gli ho fatto l'elenco. Alla fine ha scelto il Neumann TLM 103, semplicemente perché anche il francese, il tedesco, lo spagnolo e il russo che lavoravano allo stesso progetto avevano un 103. Voleva fare il progetto con lo stesso microfono. Questo non significa che suoneremo tutti allo stesso modo (ognuno ha la sua scheda e il suo ambiente), ma molte volte l'acquisto si fa per consuetudine, per sentito dire, o per mostrare al cliente il marchio blasonato. Eppure oggi, secondo me, potresti tranquillamente vantarti di avere un RØDE. Tutta la serie NT1, specialmente per il voiceover, è assolutamente eccezionale, pulitissima e molto lineare.
E a differenza di altri marchi (come Lewitt, o Austrian Audio, uscita da AKG e diventata un gigante) che producono per lo più in Cina, la RØDE continua a fare le cose, e a farle maledettamente bene, nella sua fabbrichetta in Australia.

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