L'Italian Daddy e l'illusione dell'autenticità nel mercato estero
Giugno 2026. Davanti al microfono del mio home studio, affronto l'ennesimo provino internazionale grondante di cliché. Il cliente cerca l'autenticità, ma in realtà vuole solo la conferma del proprio stereotipo.
Siamo a giugno del 2026. Mi trovo nel mio home studio, alle prese con un casting internazionale. Il microfono è acceso e il copione a video è in inglese. È un provino per Dolmio, marchio britannico di sughi pronti. La direttiva dell'agenzia non lascia spazio a dubbi: cercano la voce di un "Italian Daddy", un padre italiano che prepara la sua "special bolognese" per la famiglia.
Leggo le battute. Il testo è una fiera di stereotipi scolpiti nella pietra: "Today I'm making my special bolognese with delicious Dolmio". Per puro divertimento, e per reagire a un copione così didascalico, in cabina di regia ci infilo dentro l'accento vero, marcato, aggiungendo intercalari bolognesi come "Soccia che buono" e "Mo che profumo". Fuori dal microfono mi incazzo da solo: ci vedono tutti come quelli che cucinano, ma se non ci fossimo noi a darvi da mangiare, all'estero sareste tutti muffi. E poi, figuriamoci, fate i sofisticati e mettete la panna nella carbonara.
Ma la realtà commerciale è un'altra e la conosco bene. Mentre lavoro sull'audio so perfettamente che non sceglieranno un italiano. Alla fine di tutto questo casting, probabilmente prenderanno un irlandese che suona come un finto italiano. Il mercato britannico non cerca l'Italia, non cerca la pronuncia autentica dell'Emilia Romagna. Cerca l'idea rassicurante e posticcia che l'Inghilterra ha dell'Italia. L'italiano vero non corrisponde a ciò che l'inglese medio si aspetta di sentire, e nel mondo del voice over internazionale la verità perde regolarmente contro la sua caricatura.
Non mi faccio illusioni e non cerco rivincite culturali con un barattolo di sugo. Faccio il mio lavoro. Pulisco l'audio, regolo i volumi, cancello le mie stesse imprecazioni nei fuori onda e preparo i take buoni. Rinomino il file aggiungendo il cognome, che in agenzia siamo in due a chiamarci Paolo e ci scambiano sempre. Glielo mando. Poi, facciano il cazzo che gli pare. Le regole sono queste, io consegno e chiudo il progetto.
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Il dietro le quinte del casting per Dolmio e la sessione al microfono con le riflessioni sugli stereotipi: https://youtu.be/zfic5GzD6k0

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