Lato Cardioide · Giornale di bordo di Paolo BalestriAggiornato il 22 settembre 2026
Lato CardioideSenza copione — dal lato cardioide

Il casting per il documentario senza memorabilità

11 giugno 2026

Partecipare ai casting è una routine dove la tua professionalità si scontra con l'indifferenza delle piattaforme. Tra testi sgrammaticati da correggere e clienti che si dimenticano di te, l'unica cosa da fare è registrare, mandare il file e passare oltre.

Oggi devo registrare un provino per un documentario. Ho già montato un setup particolare per un altro lavoro: due microfoni contrapposti, una ripresa doppia che farò con Eleonora. Ma per questo casting posso usare il mio sistema abituale. E visto che ce l'ho davanti, uso il Neumann U87. Un U87 non si butta via.

Apro il progetto, mi piazzo sul mixer, preparo la registrazione e leggo il testo che mi ha mandato il cliente – un tedesco – tramite Bodalgo:

«Dove ci sono vittime ci sono anche i carnefici. Le potenze occupanti vogliono che i tedeschi si prendano la propria responsabilità. Aao hanno luogo i primi processi a carico delle persone che hanno lavorato nei campi di concentramento. Tramite dei questionari distribuiti nelle zone di occupazione occidentali si vuole stabilire quale colpa ricade a singolo cittadino.»

Mi fermo.

È scritto malissimo. Non è questione di sfumature: è costruito in un italiano che rende impossibile appoggiarci sopra il pensiero e la voce. E io dovrei registrare un demo capace di rappresentarmi partendo da un testo di merda.

Potrei dire che è solo un provino, leggerlo com'è e restituire a mia volta un lavoro tirato via. Ma non si lavora così. Il documentario parla della Germania del dopoguerra, dei processi a Dachau e della colpa. Non è roba su cui scivolare via. Se la sintassi inciampa, inciampa tutto.

Riscrivo il passaggio:

«Dove ci sono vittime ci sono anche i carnefici. Le potenze occupanti vogliono che i tedeschi si assumano le proprie responsabilità. A Dachau si tengono i primi processi contro coloro che hanno lavorato nei campi di concentramento. Attraverso questionari distribuiti nelle zone di occupazione occidentali si tenta di stabilire quale grado di colpa ricada su ciascun cittadino tedesco. Le potenze vincitrici chiedono inoltre che la società si confronti con i crimini commessi e renda omaggio alla memoria delle vittime. Ma come affrontare nello stesso tempo una sofferenza incommensurabile e una responsabilità collettiva?»

Adesso vado in rec diretto.

Leggo il testo, mi fermo e riascolto. La voce esce bella tosta, piena. Forse un po' troppo schiacciata. Tilto leggermente l'equalizzazione, la sposto quel tanto che basta per non lasciarla tutta sopra o tutta sotto su una fase differente. Così è meglio.

Mentre traffico, il condizionatore entra nella registrazione a rompere le palle. Ma si sistema. Preparo l'esportazione: 48 kHz, mono, PCM. Inserisco tutti i tag. È un'abitudine inutile. Quando mandi via il file, Bodalgo lo converte e gli dà il nome che le pare. Tutta questa cura scompare nel sistema, ma il gesto resta dentro il mio modo di lavorare.

Poi c'è il resto.

Guardo chi ha pubblicato il progetto: Thomas. Con lui ho già lavorato. Eppure è tornato sulla piattaforma e ha aperto un nuovo casting generico. Non si ricorda di me.

La prima risposta che mi do è l'unica sensata: chi cazzo credi di essere, Balestri? Non si ricorda nessuno di te. Sei una voce come tante. Non ce l'ho ancora fatta a farci l'abitudine. Fai un lavoro, va bene, credi di aver costruito un riferimento, e la volta dopo torni a essere un file in mezzo agli altri nel grande contenitore.

Forse non è nulla di personale. Un cliente straniero confonde due italiani con la stessa facilità con cui un americano dice «Vengo in Italia, ci vediamo», ignorando che tra Roma e casa mia ci sono quattrocento chilometri.

Vado a scorrere i casting precedenti sulla piattaforma. Su uno non mi hanno cagato pari: hanno ascoltato il file e non hanno lasciato nessun pollice, nessun commento. Su un altro hanno scritto: «Ottima demo, ma la voce non è adatta». Vado a riascoltarlo. Era uno spot per una crema, cercavano semplicemente un altro tipo di voce. Su un lavoro istituzionale per uno spagnolo forse avrei dovuto dare un'intenzione diversa. Che cazzo ne so.

Il mese scorso ho registrato un intero documentario sui vini perché cercavano la voce di un vecchietto. È andato bene. Una botta di culo, oppure l'incastro giusto tra quello che so fare e quello che serviva a loro.

Questo documentario mi interessa. Ho corretto, registrato, ascoltato e preparato il file. Mo glielo mando.

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Guarda e ascolta il video

Nel video preparo il testo, registro il provino, intervengo sul suono e riascolto alcuni casting precedenti.

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