Il doppiatore come stampo ritmico
Mi hanno proposto di doppiare dei video, ma senza usare la mia voce. Vogliono solo la mia metrica, le mie pause, la mia intenzione, per poi cancellarmi e applicare il timbro originale clonato dall'IA. È la disintegrazione dell'attore in una catena di montaggio.
Leggo un articolo sul Corriere in cui Pannofino piange perché l'intelligenza artificiale ci sostituirà tutti. Mi dà sui nervi. Lui ha il teatro, ha una carriera consolidata. È facile fare i filosofi da lì. Ma la realtà sul campo, per noi che siamo nel tritacarne di tutti i giorni, è molto più meccanica, squallida e brutale.
L'altro giorno una società estera con cui lavoro bene da anni mi manda una nuova proposta. Hanno messo in piedi una piattaforma di localizzazione automatizzata. Non si tratta di doppiaggio. L'interfaccia ti mette davanti il video e ti sputa un copione tradotto in automatico — una traduzione di cui non frega niente a nessuno, letterale e legnosa. Tu devi registrare l'audio in italiano seguendo quel testo e cercando di stare nel ritmo.
Fin qui sembra solo un doppiaggio al risparmio. Ma la fregatura è che la mia voce non finirà mai nel prodotto finale. A loro non interessa. Quello che fanno è usare la mia registrazione per estrarre la metrica, l'intenzione, le pause e le dinamiche del mio parlato. Prelevano lo scheletro della mia recitazione. Una volta estratto questo "stampo", la mia traccia vocale viene buttata via. Ci appiccicano sopra il timbro dell'attore originale, clonato con l'IA. Poi deformano il video per far muovere le labbra in sincrono.
Stanno letteralmente smontando l'essere umano a pezzi. Prendono il volto di uno, il timbro di un altro, e la prosodia italiana dal sottoscritto. Costruiscono un Frankenstein.
Siamo di fronte al fast food delle emozioni. Funziona esattamente come le patatine del McDonald's, studiate chimicamente per darti una finta croccantezza e farti venire voglia di mangiarne ancora senza saziarti mai. Non stiamo facendo arte, stiamo producendo un intrattenimento usa e getta, merda confezionata in serie per un mercato che fagocita tutto in pochi secondi di attenzione.
E io mi trovo in mezzo a questa roba. Ho combattuto tutta la vita per fare il lavoro che amavo. Adesso mi chiedono di ridurmi a un mero veicolo ritmico, un operaio addetto a fornire prosodia per addestrare i loro algoritmi. Scollare il mio modo di parlare dalla mia identità vocale è un'operazione da bimbi minchia dell'ingegneria del software.
Gli ho risposto "grazie per aver pensato a me", perché sono curioso come un gatto e voglio vedere fin dove arrivano. Ma dentro di me pensavo: "vaffanculo, ti ho dato la mia voce e la mia professionalità per anni, e adesso mi chiedi di farti da burattino ritmico".
Se fossi solo un tecnico guarderei ai numeri, abbasserei il prezzo e diventerei un fornitore di "metodi". Ma non sono solo un tecnico. E per quanto non voglia fare il reazionario che rifiuta a priori il futuro, non so come cazzo rispondergli.
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Guarda il video per osservare la reazione di fronte a un'interfaccia che chiede l'anima del parlato per poi scartarne la voce: Confesso che non so come rispondergli - ti faccio vedere nel dettaglio.

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